La scelta più bella che ho fatto è stata di andare a vivere in montagna. Appartengo a quell’uno per cento che secondo il rapporto Uncem (Unione nazionale Comuni Comunità enti montani) ha invertito la curva statistica che vedeva da anni calare gli abitanti dei paesi sulle Alpi. Ne hanno beneficiato i Comuni più attrattivi, dinamici, che hanno investito in infrastrutture informatiche (la
benedetta connessione internet!) e in cultura. Per quel che mi riguarda, ho preso casa a Ovaro, in Carnia, dove ho trasferito la residenza da Milano, benché da qualche anno risiedessi a Udine, che è la mia città di origine. L’ho scelta dopo che l’ho conosciuta perché mi hanno proposto di collaborare con il Comune nell’ambito del “Bando Borghi” del Pnnr, finanziamento che l’amministrazione si è aggiudicata con un bel programma di iniziative e infrastrutture, coinvolgendo professioniste, per lo più donne. Al di là delle motivazioni del trasferimento, che sono prima di tutto personali, è certo che la Società Alpina Friulana ha influito in questo percorso, perché io cittadina al cento per cento, donna di pianura, mi sono innamorata delle montagne grazie anche a ciò che il Cai ha saputo trasmettermi, dal primo corso di escursionismo invernale al successivo impegno come direttrice di questa rivista, cominciato nel 2018.
Così oggi abito nella cosiddetta montagna di mezzo (definizione del geografo Mauro Varotto), che non ha solo nel turismo la sua ragione d’essere ma che tenacemente difende le sue vocazioni culturali, agricole e imprenditoriali (la Cartiera è una realtà industriale fortemente difesa dai valligiani, per chi volesse saperne di più c’è il bel libro Le lotte per il lavoro in Carnia, di Giuseppe Gori, edito dall’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione). Mentre scrivo è arrivata la prima neve e dalle mie finestre le Pesarine e il Col Gentile imbiancati sono una visione impagabile.
Per la precisione abito a Chialina, che è una delle 13 frazioni, ciascuna con il suo orgoglio e la sua storia. Per esempio, a Cella si facevano le planelas, le tegole di terracotta tipiche dei tetti carnici, e presto nascerà un museo; a Cludinico c’erano le miniere di carbone e oggi si fanno laboratori e visite guidate; Mione, sede della celeberrima Casa delle Cento Finestre, era la capitale dell’industria del legno fin dal 1600 come racconta il Museo della segheria veneziana di Aplis. A Chialina nel 1944 si erano insediati i cosacchi – da casa vedo l’edificio che corrispondeva alla loro caserma – e da qui partì la rappresaglia che provocò l’eccidio del 2 maggio 1945. Per dire che questa montagna è intrisa di storie, e viverci dà l’occasione di conoscerle e farne parte.
La montagna ha dato molto nella guerra di liberazione dal nazifascismo, e le celebrazioni del 2025 per l’ottantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale hanno offerto l’occasione per nuove ricerche al riguardo. Ne diamo conto nella sezione “Pensieri e studi”, che apriamo con Giovanna Cosattini, nostra socia e amica, che il 25 aprile 2025 ha tenuto l’orazione ufficiale in piazza della Libertà a Udine. Un esordio eccellente per entrare nel vivo di argomenti che coinvolgono i vari aspetti legati al tema: il ruolo degli alpinisti (Sergio Giuntini), degli alpini friulani (Andrea Zannini) e più in generale del corpo alpino (Filippo Masina), la Resistenza delle donne, la questione montana (Denis Baron), la Kosakenland (Armando Di Palma), i fatti di Porzûs con l’intervista agli autori di tre libri. Francesco Visentin rievoca le lotte del Cormor, avvenute nel 1950, quando le conseguenze della guerra erano ancora drammaticamente evidenti in Friuli. È il motivo per cui si emigra, e la storia che raccontano Dario Rizzo e Romina Colbasso è emblematica.
La Scuola della Montagna Dolomiti Friulane avviata dall’Università di Udine, come racconta Sara Perego, è un bell’esempio di come investire nella formazione del capitale umano generando le condizioni per restare a vivere in montagna, oppure di sceglierla come luogo di residenza e di lavoro. Il certosino lavoro di Rino Gaberscik sulla toponomastica del gruppo del Pramaggiore chiude la sezione. “Montagna vissuta” ospita l’ottima penna di Saverio D’Eredità, il reportage di scialpinismo in Norvegia di Andrea Della Rosa, il cammino di Elisa Cozzarini all’Isola d’Elba, i Colli Euganei a piedi narrati da Elisabetta Feruglio, un episodio rievocato da Paolo Querini nell’estate del 1976 dopo il tragico terremoto del 6 maggio: sono trascorsi cinquant’anni.
Le lezioni di cultura alpina della Saf sono state dedicate all’avifauna, come ben raccontano le pagine del Comitato scientifico e la copertina, un disegno originale di Alessandra D’Este. È un privilegio la collaborazione di un’illustratrice che centellina il suo lavoro con raffinata precisione, ne siamo onorati. Ed è bello avere con noi anche Ester Cason Angelini, anima della Fondazione e Centro studi sulla montagna Giovanni Angelini di Belluno, che a Udine mosse i primi passi di collezionista, ispirato proprio da chi animava in quegli anni la Società Alpina Friulana.
La montagna è ricca di storie, spesso trascurate o sottaciute: si fa e non si racconta, è una caratteristica dei friulani, ancora di più dei montanari. Noi, con la Società Alpina Friulana, continuiamo a raccontarle. Per mio conto, grazie al cambio di residenza, con una rinnovata passione.
Alessandra Beltrame
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Altre pubblicazioni:
LA SOCIETÁ ALPINA FRIULANA E LE ALPI FRIULANE – le immagini, la realtà