
Il Comitato Scientifico della Società Alpina Friulana: custodi e divulgatori del patrimonio ambientale
Il Comitato Scientifico rappresenta l’organo di riferimento nazionale per la ricerca, lo studio e la divulgazione scientifica del Club Alpino Italiano, dedito allo studio e alla valorizzazione dell’ambiente montano. All’interno della Società Alpina Friulana, questa missione prende forma concreta grazie al lavoro di un appassionato gruppo composto di volontari esperti, di specialisti, di ricercatori e di Operatori Naturalistici e Culturali del CAI (ONC).
Gli ONC sono volontari che hanno completato percorsi formativi specifici e che dedicano il loro impegno a esplorare il territorio sotto molteplici prospettive: dalla geologia alla natura, dalla storia all’antropologia. La loro peculiarità sta nella capacità di tradurre il linguaggio scientifico in narrazioni accessibili e coinvolgenti, rendendo il sapere comprensibile a tutti i soci e agli appassionati che desiderano conoscere più a fondo il Friuli e le aree limitrofe.
L’attività del Comitato si articola in diverse iniziative che intrecciano teoria e pratica. Le uscite sul territorio rappresentano l’esperienza più diretta: escursioni tematiche che svelano i “segreti” dei luoghi attraversati, trasformando ogni sentiero in un’aula a cielo aperto. A queste si affiancano conferenze e serate culturali animate da esperti riconosciuti, corsi di formazione “lezioni di cultura alpina” aperte a tutti, pubblicazioni che documentano il patrimonio regionale, collaborazioni con università e musei, e attività di monitoraggio ambientale per raccogliere dati preziosi sul territorio.
Ciò che distingue il Comitato Scientifico Sezionale è il suo profondo radicamento locale, unito a una visione che abbraccia passato e futuro. Da una parte custodisce la memoria storica e le tradizioni delle comunità friulane; dall’altra si proietta avanti, osservando i cambiamenti dell’ambiente alpino e promuovendo approcci innovativi alla sua frequentazione.
Alla base di tutto c’è una convinzione fondamentale: solo attraverso la conoscenza possiamo sviluppare una fruizione davvero rispettosa e sostenibile dell’ambiente. Il Comitato si fa così garante di quella dimensione culturale e scientifica che da sempre caratterizza il CAI, arricchendola con le specificità uniche del territorio friulano.
Lezioni di Cultura Alpina: “FOTOGRAFIA NATURALISTICA: CATTURARE L’ANIMA DELLA NATURA”
La fotografia naturalistica cattura la bellezza della natura documentando paesaggi, flora e fauna nel loro ambiente autentico. Richiede pazienza, rispetto e conoscenza del soggetto. È anche uno strumento educativo: le immagini rivelano dettagli invisibili, comportamenti animali rari e cambiamenti ambientali, diventando mezzo di divulgazione scientifica. L’etica è fondamentale: il benessere del soggetto viene sempre prima dello scatto. Il vero fotografo naturalista è un custode della natura che ha il privilegio di immortalarla.
Pubblicazione: “NEL CUORE DEI BOSCHI: 10 itinerari per scoprire i segreti degli alberi del Friuli Venezia Giulia”
Nel 2026 uscirà una pubblicazione straordinaria che unisce natura, storia e memoria: un libro dedicato ai percorsi che conducono alla scoperta degli alberi del Friuli Venezia Giulia, testimoni silenziosi di secoli di storia regionale. Un’opera che invita a rallentare, ad alzare lo sguardo verso le chiome, ad ascoltare il fruscio delle foglie che sussurrano storie di un territorio dove ogni radice affonda nella memoria e ogni ramo si protende verso il futuro.
Programma escursionistico:
“NATURA, CULTURA E RESILIENZA: ESCURSIONI NELLA STORIA DEL FRIULI NELL’ANNO DEL 50° ANNIVERSARIO DAL TERREMOTO”
Camminare sui luoghi del terremoto del 1976 significa attraversare ferite ancora visibili, ma anche scoprire una storia di rinascita che onora la tenacia friulana.
Il Friuli offre un territorio dove geologia, natura e storia si intrecciano. Gli itinerari combinano bellezze paesaggistiche, testimonianze storiche e la memoria di eventi che hanno segnato profondamente questa terra. Anche nel 2026 il Friuli ci attenderà, con la sua capacità di far dialogare montagne, mare e pianure, memoria e speranza, in un paesaggio dove ogni sentiero racconta storie di natura, cultura e umanità.
Di seguito le uscite in ambiente in programma per il 2026:
Con la Siarade, tradizionale serata di ritrovo friulana nelle stalle durante l’inverno, vogliamo mantenere vivo lo spirito di comunità di questa terra e riflettere sulla stagione escursionistica ormai giunta al termine. Quest’anno, particolarmente significativo per la nostra regione, abbiamo camminato nei paesi colpiti dal terremoto alla scoperta delle loro bellezze ritrovate.
In questa giornata percorreremo la strada tra Portis, Venzone e Gemona del Friuli e sarà difficile immaginare che il 6 maggio 1976 questi borghi furono spazzati via dal terremoto più devastante della storia italiana.
Il viaggio inizierà a Portis, piccolissimo borgo arroccato su uno sperone roccioso con una cinquantina di abitanti, proseguirà scendendo verso Venzone, dove si aprono le antiche mura medievali di uno dei borghi più belli d’Italia, le cui pietre raccontano una storia di distruzione e paziente ricostruzione, per concludersi a Gemona del Friuli dove si comprenderà la vera portata della tragedia, ma anche la rinascita che l’ha resa quella che oggi è una vivace città di oltre undicimila abitanti con un centro medievale dominato dal maestoso Duomo trecentesco, perduto in pochi secondi ma poi magnificamente risorto.
Iscrizioni non attive
L’escursione che proponiamo sarà una vera e propria immersione nella storia locale, un viaggio nel tempo, un’esperienza unica, pensata in collaborazione con il Centro ricerche culturali di Lusevera / Center za kulturne raziskave Bardo a cinquant’anni dal Terremoto del 1976.
Un anello affascinante che si snoda tra i borghi di Lusevera, l’incantevole Micottis e le suggestive pendici del Monte Tanarobo. Non si tratta però di un semplice cammino. L’elemento che rende questa escursione imperdibile è la sua natura interattiva e documentaristica. Lungo il percorso, faremo soste mirate e cariche di significato in punti panoramici in cui non ci limiteremo ad ammirare la vista attuale, ma grazie ad un sapiente lavoro di ricerca, avremo modo di visualizzare dei filmati d’epoca che ritraggono lo stesso panorama nel passato. Potrete notare dove il bosco ha riconquistato i pascoli, dove le attività umane hanno lasciato il segno e, soprattutto, come erano questi luoghi prima del terremoto e durante la ricostruzione, tra tende, macerie e bulldozer.
Questo confronto diretto e istantaneo ci permetterà di apprezzare il paesaggio con occhi completamente nuovi e comprendere a cosa sia dovuto l’aspetto attuale di molti borghi della fascia prealpina della regione, dove il cemento armato, arrivato negli anni Ottanta in luogo della pietra e del legno, ospita sempre meno persone.
Dario Rizzo del Centro ricerche culturali sarà al nostro fianco non solo per guidarci sui sentieri, ma per arricchire ogni visione con aneddoti e approfondimenti, dando voce e contesto a quelle immagini salvate dall’oblio e faticosamente restituite alla collettività.
Iscrizioni non attive
In collaborazione con la Sezione CAI di Pordenone
La val Cosa è stata abitata fin dall’antichità perché essendo in bassa quota non era coperta dai ghiacci.
Vito d’Asio è stato il comune più terremotato della Destra Tagliamento, con 18-20 vittime; per la ricostruzione è stata costituita una cooperativa, in cui gli abitanti hanno conferito i terreni. Ad Anduins e nel comune di Clauzetto la ricostruzione è stata invece portata avanti con fondi pubblici.
Percorso ad anello tra Clauzetto e Vito d’Asio.
Da Vito d’Asio (dove si può visitare la chiesa del ‘700), si percorre il sentiero medioevale che porta alla pieve di S. Martino d’Asio. Le origini della pieve (che comprendeva i territori di Vito d’Asio e di Clauzetto) risalgono all’XI secolo; è stata più volte ricostruita, e la chiesa attuale risale al ‘500; al suo interno si trova la Pala d’altare dello scultore Pilacorte. Gli scavi intorno alla chiesa hanno consentito di rinvenire i resti delle preesistenti chiese, la prima delle quali è dell’anno 1000.
Si prosegue per Clauzetto, in posizione dominante sulla pianura, e dove si visita il santuario di San Giacomo, nel quale è conservata una reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù, oltre a diverse opere d’arte). Da Clauzetto si scende verso Pradis di Sotto. Lungo la strada si può osservare un castagno monumentale, con una circonferenza di 4 metri e mezzo, inserito nell’Elenco regionale degli alberi monumentale (Castagno di Pirone). Si raggiunge poi la borgata di Zuànes, che dopo il terremoto è stato ricostruito con intervento da parte della Regione in stile tradizionale. Si torna a Clauzetto, quindi a Vito d’Asio percorrendo una stradella parallela alla strada provinciale.
Iscrizioni non attive