Cultura

K2 IERI E OGGI. Mingma Gyalje Sherpa racconta la sua salita invernale al K2

Intervista al leader della storica salita al K2 in inverno, che giovedì 15 aprile è stato ospite degli incontri on-line della Società Alpina Friulana assieme alla figlia di Ardito Desio

In cima in fila tenendoci per mano, lo abbiamo fatto per il nostro Paese

Il console Nugari: “Gli Sherpa top players dell’alpinismo himalayano, sono i simboli del riscatto di un popolo”

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Mingma Gyalje Sherpa racconta ai “Giovedì dell’Alpina” la sua strepitosa ascensione invernale al K2, seconda cima più alta della Terra, ma anche tra le più insidiose, raggiunta sulle note dell’inno nazionale nepalese di fronte alla commozione del mondo intero.

Lo ha fatto la sera del 15 aprile, alle 21, in streaming sui canali social della Società Alpina Friulana. La serata è stata registrata alcuni giorni prima in modo da consentire all’alpinista nepalese di partire per una nuova spedizione di un Ottomila, l’Annapurna per arrivare in vetta nel Capodanno nepalese, che cade il 14 aprile.

La serata intitolata “K2 ieri e oggi” ha visto al centro il confronto fra passato e presente come occasione fertile, di condivisione e di incontro alla vigilia dell’anniversario della nascita di Ardito Desio, avvenuta il 18 aprile 1897. Domenica 18 aprile infatti avrebbe dovuto avere luogo a Udine l’inaugurazione dell’archivio Desio a Udine alla presenza della figlia, rinviata causa pandemia.

In dialogo con il console onorario del Nepal in Italia Paolo Nugari e il curatore dell’Archivio Desio, Giuseppe Muscio, l’incontro si è sviluppato a partire dal raffronto tra la prima impresa italiana del 54, narrata per immagini, e l’esperienza in prima persona dello sherpa, che ripercorre la sua scalata ricordando la forte unità della squadra, il sentimento di fratellanza e di orgoglio nazionale che hanno permesso di raggiungere un traguardo condiviso, finora tentato da molti e mai raggiunto. “Siamo saliti in fila perché sia io sia Nimsdai (Nimsdal Purja, l’altro leader del gruppo) abbiamo voluto che nessuno arrivasse primo. Doveva essere un successo di tutti ed è stato così. Lo abbiamo fatto per il nostro Paese”.

Dimostrando grande sensibilità e rispetto per gli scalatori e le imprese del passato, quando condizioni e attrezzature non erano assolutamente paragonabili a quelle dei tempi odierni, Mingma G. mette a confronto due realtà: “Allora mio nonno era portatore sull’Everest, ma faceva anche il postino: portava le lettere da Kathmandu al campo base e viceversa. Adesso, invece, se voglio posso perfino fare una videochiamata alla mia famiglia dalla cima”.

Lo Sherpa menziona oltretutto l’impresa che si accingono ad intraprendere le sue tre sorelle, anch’esse alpiniste, per le quali, in occasione della festa della donna, ha lanciato una raccolta fondi di supporto: “3 sisters on 7 summits”. “Siamo cresciuti in una valle dell’Himalaya a 4.000 metri, l’altitudine non ci spaventa. Le mie sorelle cominceranno quest’estate con l’Everest e poi saliranno tutte le cime più alte di ogni continente, compresa Alaska e Polo Sud. Veniamo da una famiglia povera, il messaggio è: se ce la possiamo fare noi ce la possono fare tutti. Per le donne è ancora più importante: io appoggio le mie sorelle perché penso che le donne devono pensare in grande e realizzare tutti i loro sogni. Ma i soldi che raccoglieremo serviranno anche per costruire una scuola che ora manca nel villaggio e un ostello per accogliere i visitatori”.

“In pochi anni gli sherpa sono diventati i top players dell’alpinismo himalayano” spiega il console Nugari “sono guide fortissime e anche capaci imprenditori, ma con una sensibilità e attenzione nei confronti del loro popolo che è ammirevole e di esempio per noi occidentali”

Nell’incontro c’è stato anche un divertente scambio di “trofei” fra Mingma G. e Umberto Sello, storico della Saf, che ha tracciato la vicenda di Ardito Desio dai suoi esordi giovanili a Palmanova e Udine. Mentre Giuseppe Muscio ha parlato del valore dell’archivio commentando le immagini fotografiche dagli anni Venti ai Cinquanta risalenti alle esplorazioni in Libia e Karakorum. “In Libia cercava l’acqua e trovò anche il petrolio” ha ricordato la figlia. “Le sue carte geologiche sono servite per le successive campagne petrolifere condotte dagli Stati Uniti”.

L’incontro si conclude con l’annuncio delle prossime spedizioni: “Andrò sull’Annapurna” rivela Mingma G. alla Saf, “la montagna più pericolosa al mondo”.

Qui di seguito si può rivedere la registrazione della serata de “I Giovedì dell’Alpina”: