Cultura

VOLARE LE MONTAGNE. INTERVISTA A MARCO MILANESE

Quanto ti senti sicuro in montagna, hai già sbagliato

Intervista a Marco Milanese

di Ofelia Libralato

Montagna ambiente meraviglioso, ma anche luogo di drammatici incidenti. Le morte di due scialpinisti il 16 aprile scorso sulle Alpi Giulie interroga e fa riflettere sul modo di vivere la frequentazione delle cime. I dati diffusi dal Soccorso Alpino e Speleologico sull’attività 2020 sanciscono il record di interventi, il più alto nella storia del Corpo. Un incremento influenzato dall’approccio dei nuovi frequentatori dell’ambiente montano, poco propenso a prudenza e prevenzione. Non era il caso degli alpinisti scomparsi, eppure anche loro hanno pagato con la vita la passione per le vette.

È anche di rischio e sicurezza che si è parlato nell’incontro dei “Giovedì dell’Alpina” con Marco Milanese, friulano classe 87. Marco è alpinista e guida alpina, pratica l’highline, attività per cui si cammina su una fettuccia sospesa nel vuoto, e si dedica a voli in tuta alare lanciandosi dalle vette del mondo. Avventure estreme, si direbbe. Ma lui non le giudica così. Milanese è autore di “Volare le Montagne. Di linee, equilibri e altre libertà” (Ediciclo editore) e nell’ultimo capitolo, intitolato “Vita”, ragiona sull’importanza dell’approccio al rischio nella pratica sportiva in montagna, dipingendo il ritratto di una scelta di vita incentrata su coraggio, consapevolezza e libertà.

Come mai la scelta di scrivere un libro?

Sentivo la necessità di spiegare cosa significasse fare il mio lavoro. Navigando sul web e sui social network può accadere di farsi ammaliare da certe imprese, rischiando di non comprendere appieno cosa ci sia dietro a una pratica sportiva di questo tipo. Attività per cui studio, preparazione, impegno, allenamento sono fondamentali. Ciò che vorrei trasmettere è che non siamo dei folli da sfida all’estremo.

La montagna però è un ambiente rischioso, non è così?

Andare in montagna non è come praticare un qualsiasi altro sport. Oltre che con i propri limiti, in montagna ci si scontra con quelli imposti dalla natura: meteo, neve, sono elementi sui quali non abbiamo controllo. Quando salto con la tuta alare mi tengo sempre al 70-80% al di sotto delle mie capacità, perché è fondamentale avere un margine per poter intervenire. Bisogna accettare un certo residuo nella gestione del rischio, così che si trova il bilanciamento tra soddisfazione e pericolo.

A distanza di anni, lei si sente sicuro?

Non amo parlare di sicurezza, perché la sicurezza assoluta non esiste. Quando ti senti sicuro in montagna hai già sbagliato. Invece credo sia fondamentale avere paura, ma è importante saperla gestire e per farlo bisogna allenarla. Un’esposizione lenta e costante al rischio è la chiave, in questo modo si familiarizza, si impara a riconoscerlo e ad anticiparlo. Questo sta alla base dell’esperienza.

Al di là del coraggio e della preparazione fisica, quanto costa vivere al limite?

Si tratta di decisioni che ognuno di noi ha la volontà e la determinazione di prendere. Io faccio quello che amo, ho deciso di prendermi la libertà di rincorrere un sogno e di saltare nel vuoto. Ma dietro ci sono studio, impegno, preparazione, mai improvvisazione.

 

Di seguito si può rivedere la serata con Marco Milanese: